arte
Nome all’anagrafe
Ti perdono l’infanticidio che ti godi
sazio del mio guscio che ho sperato fosse
lusso ma
lussati sapori d’ossa mi lasci
in rivolare rosso
sulla croce mensile della fossa.
Ecco dove vanno i bambini che non nascono
a ingrassare il nome di chi ora è donna per arbitrio.
Sei sempre appartenuto a me
da quando ero sasso nello spazio
satellite di un dolore disinvolto
una foresta di alberi di carbone
frutti rotondi di cenere
acqua evaporata dispersa dei fiati innamorati
lo stupore di un verme creato dai pianti dei sopravvissuti.
Dove andrà quel verme quando finirà la carne?
Dove sono andata dopo che nessuno ha aperto la porta
del limbo a cui bussavo implorando la restituzione
della perfezione della completezza
del ciclo senza amputazioni.
Sono stata Achab ad odiare l’olio santo dei figli di balena
sono stata la meraviglia dell’ultima strega condannata
a bruciare solitaria le culle della miglior follia
sono stata un porco castrato all’inizio di novembre
quando ai morti si offre il dolce del suo lardo
sono stata un’asina cieca
che non ha mai visto il colore dell’amore che rigira
sono stata il castigo dei miei amanti perdutisi
a consolare il pianto del loro seme ucciso a baci e braci.
Non auguro a nessuno di incontrare
quella che sarò dopo di me.
Soprattutto alle bianche balene delle acque.
Savina Dolores Massa - inedita

